Ho tremendamente sottovalutato il mutare delle dimensioni della mia sfera vitale, che da più della metà della mia vita condivido con Anna e che da qualche anno ospita le mie due donnine.

La sera prima della partenza, la grande mi abbraccia e sussurra che non vuole che io parta la mattina seguente. La nana sentendo, replica a sua volta con un perentorio: “achio papà no voglio tu via”.

Mi impegno per trovare le parole giuste per addolcire la pillola e per autoconvincermi che quello che ho deciso va fatto. Dico alle bimbe quanto mi piaccia pedalare, che per diventare un papà sempre più bravo, bisogna mettersi in gioco anche in questo ruolo, fare nuove esperienze, riscoprire l’avventura e inseguire sempre i propri sogni. Sanno benissimo quanto io sia malato di sport, di quanto mi piaccia il ciclismo e di quanto mi piaccia avere emozioni da raccontare. Sembrano capire, forse mi illudo che abbiano capito e strappo un : ”va bene papà vai…”

E allora vado!

Parto in treno direzione Legnago-Verona. Luoghi conosciuti da sempre, che non ho mai attraversato in treno, luoghi ripetuti a memoria nella cantilena delle fermate della vacca mora che arrivava a Este. Alle sette sono a Verona e già fatico per sbrogliare la traccia fino ad uscire dal centro cittadino e dirigermi verso il Garda da dove punterò verso nord lungo la valle dell’Adige.

La ciclabile la conosco, l’ho già fatta più di una volta ma sempre in senso contrario.

Vento Vento Vento…