Pazienza, pazienza, mi impongo di pedalare tranquillo, ma la ciclabile verso Trento non mi aiuta.

Non ci riesco, mi infastidisco dell’andatura blanda, della borsa che ballonzola, dell’avantreno appesantito che non mi da fiducia, della posizione con le ginocchia aperte che devo tenere quando rilancio alzandomi sui pedali.

Eppure il poco tempo che ho a disposizione per la bici e i pochi chilometri che riesco ad accumulare annualmente, dovrebbero suggerirmi un approccio più rilassato. No! Lo avrò tra vent’anni l’approccio rilassato…

Val di Fleres, bella, sconosciuta tranne per il breve tratto iniziale dove la ciclabile che porta al Brennero si addentra per un paio di chilometri per poi ritornare in direzione nord-sud e salire al passo italo-austriaco.

8 chilometri all’albergo, 8 chilometri in falsopiano con una rampa micidiale che mi porta all’albergo. Salgo, lascio il documento, svuoto un po’ le borse, e riparto subito direzione Innsbruck per tentare di vedere il finale delle professioniste. Fatti i tornanti per salire un po’ di quota nella sinistra della val di Fleres, inizia il lunghissimo falsopiano che porta a scavallare.

Vento Vento Vento!