Pedalo ma non gioisco.

Sono solo con la mia bici in una stupenda mattinata di fine settembre, ma non sorrido.

La nottata è stata dura, dormito pochissimo perché la nana si è svegliata 3 volte. Sembra che abbia un sensore che si attiva ogni qualvolta io devo svegliarmi presto per partire con la bici.

Non riconosco la mia bici, non la sento mia, è diversa, fatico a guidarla. E’ carica e si comporta diversamente. Non mi piace e fatico a prendere ritmo.

La gamba arranca, stantuffa, strappa, pedalo quadrato.

Sensazioni contrastanti.

Il nuovo assetto dovrebbe impormi un andare tranquillo, ma io in questo periodo, non sono in grado di avere la pazienza necessaria per imparare un altro andare. E’ inutile, non mi riconosco.

Per me bici è sport, prima di tutto sport. Esco in bici per superarmi, seppur di poco ma ci provo sempre. Questo non vuol dire essere invasati, seguire tabelle per prepararsi, fare una vita da professionista inseguendo false aspettative. Vuol dire avere cultura sportiva, o almeno provarci, avere spirito di sacrificio, impegnarsi per dei minimi risultati con la consapevolezza dei propri limiti, delle proprie possibilità nel rispetto delle persone che ci vogliono bene. Per questo vado alla santa messa dei mondiali, perché amando uno sport, non posso non amare la sofferenza di coloro che fanno dello sport che pratico la loro vita. I massimi esponenti del ciclismo mondiale si sfideranno su un circuito difficilissimo e io sarò li a vederli a cercare i loro occhi.