L’atmosfera è festante, non ci sono i vogliosi di mettersi in mostra tipo Alpe d’Huez, almeno non ne vedo qui intorno a me. Il tifo è gioioso e ad ogni passaggio è un aumentare di incitamenti.

Dopo le prime tornate, iniziano ad esserci i primi staccati ed è lì che il tifo diventa un osanna.

Faticano, non ne hanno più e forse in fondo si chiedono anche loro chi mai glielo fa fare, ma noi siamo lì per portarli in cima, applaudendoli, incitandoli, ritmando le loro pedalate!

Lo sanno, se ne accorgono, si lasciano andare in qualche sorriso e sono sicuro che non se lo scorderanno mai.

Ultimo passaggio, gli elicotteri si avvicinano.

Allez, allez!

Cazzo ma Nibali? Non l’ho visto, e tu? Manco io…

Arriva un gruppetto, caschetto dorato sul lato sinistro della strada, è lui.

Mi passa davanti, pedala sciolto ma ha la testa bassa. Guarda a terra è chiuso in se stesso, sembra estraniato dalla corsa, dal mondiale che sembrava disegnato per lui. Lui no, non lo sente il tifo, oggi no, adesso no.

Stacco la spina pure io, devo pensare al ritorno, ho un appuntamento con un treno che mi riporterà in pianura.